mercoledì 18 ottobre 2017

21 ottobre, Teramo - Presentazione libro di p. Serafino Lanzetta

Sabato prossimo, 21 ottobre - ore 16:30, a Teramo nella Sala Conferenze della Piccola Casa Santa Maria Aprutina, Pierfrancesco Nardini presenterà il libro di padre Serafino Lanzetta: Fatima. Un appello al cuore della Chiesa.

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Intervista a Martin Mosebach: un grande difensore della liturgia tradizionale

Martin Mosebach è un famoso scrittore tedesco, noto sia come romanziere, sceneggiatore, drammaturgo, saggista e poeta. Nel 2007 ha vinto il Premio Georg-Büchner, uno dei più prestigiosi premi letterari del Paese. I suoi articoli sulla sua scoperta e la difesa della liturgia tradizionale hanno fatto un certo scalpore, non potendo essere ignorata la sua voce. Era uno degli oratori del Colloquio del 14 ottobre a Roma in occasione del pellegrinaggio Summorum Pontificum [vedi, nel blog l'intero resoconto dell'evento, compresa la sintesi della relazione di Mosebach].
Martin Mosebach è autore de: La Liturgia romana e il suo nemico, l'eresia dell'informe ed. Hora Decima, 196 pag, 18 euro (In Italia nelle ed. Cantagalli, pag. 251, € 17,90 [qui]).

Qual è stato il ruolo della scoperta della liturgia cattolica tradizionale nella crescita della sua fede cattolica?
È stata la scoperta della liturgia tradizionale che mi ha riportato alla Chiesa. Non sono un teorico né un filosofo, ma piuttosto una persona concreta - la liturgia tradizionale è stata per me la forma visibile della Chiesa e quindi la Chiesa stessa. La religione dell'Incarnazione possiede un rito dell'incarnazione. Il lato fisico del rito mi convince perché il Dio dei cristiani è stato uomo.

martedì 17 ottobre 2017

“Sensus fidelium” e scollamento ecclesiale

Riprendiamo da Antiquo robore una riflessione di padre Giovanni Scalese, che non è il solito rigido 'tradizionalista'. 

Come annunciato, venerdí scorso, 13 ottobre, è stato compiuto l’Atto di consacrazione della Missione e di tutto l’Afghanistan al Cuore Immacolato di Maria. Ne ha riferito AsiaNews, per cui non starò qui a ripetermi.
L’idea di consacrare l’Afghanistan, che è un paese interamente musulmano, alla Madonna potrebbe apparire bizzarra. In realtà essa è il frutto di una profonda convinzione: che le situazioni piú complicate possono essere risolte non con gli sforzi umani, ma solo con un intervento dal cielo. È un’ispirazione venuta in occasione del centenario di Fatima. Sapevo di iniziative analoghe prese nei mesi scorsi da singoli Vescovi e da qualche Conferenza episcopale; ma scopro ora che il numero delle consacrazioni che sono state compiute in questi giorni è notevolmente superiore. Provo a buttare giú un elenco, che sarà certamente incompleto:

‘Et Verbum caro factum est’. La drammatica esperienza di un sacerdote

Et Verbum caro factum est’. La drammatica testimonianza di un sacerdote che ha vissuto un’esperienza di redenzione; ma ciò nonostante è stato condannato senz’appello, almeno finora. 
Ho avuto l’occasione di conoscerlo personalmente e mi ha affidato in anteprima la lettura di un libro di imminente pubblicazione nel quale, oltre ad aprire il suo cuore, illustra con dovizia di documentazione il sofferto iter da lui vissuto fino alla dolorosa conclusione, alla quale speriamo possa esserci una diversa soluzione. Don Marco è il suo vero nome e Verona la città in cui ha svolto per anni la sua pastorale. Il tema è delicato; ma forte e chiara è la trasformazione di un'anima e di una vita umana prima che sacerdotale, per effetto della Grazia. Trasformazione purtroppo disattesa o addirittura, negli effetti, di fatto negata.
Don Marco ha accettato di rispondere alle nostre domande che mirano ed estrarre il succo della drammatica vicenda che vede protagonista un’anima sacerdotale nel nostro tempo, in cui il corpo mistico di Cristo soffre di una grande sete di autentici santificatori. Sosteniamolo con la nostra preghiera e vicinanza spirituale e affidiamo uno sbocco diverso della vicenda alla Provvidenza e a chi, leggendo, abbia la competenza e la compiacenza di suggerire possibili e adeguati comportamenti ad hoc nelle sedi opportune. Allo scopo, ovviamente, egli metterà a disposizione tutti i documenti del caso. (M.G.)

Don Marco, cosa lo ha spinto a scrivere questo libro?
L’idea del libro nasce dopo le mie dimissioni forzate dallo stato clericale, dimissioni che io ritengo profondamente ingiuste. Ѐ stata questa grande sofferenza, questo profondo senso di ingiustizia a convincermi a mettere per iscritto questa mia esperienza di “anima dannata”.

Potrebbe spiegare meglio cosa intende dire?
Dopo la grave caduta nel reato di pedofilia e dopo aver scontato la giusta condanna, iniziai a fare un bellissimo cammino di recupero, cammino, tra l’altro, che la Chiesa stessa mi chiese di fare. Per quindici anni posso affermare che la mia fu una vera storia di redenzione, di resurrezione, di riscatto dal male fatto, un bel cammino umano e sacerdotale.

lunedì 16 ottobre 2017

Miracolo del Sole in Nigeria, il 13 ottobre, dopo la riconsacrazione al Cuore Immacolato di Maria

“Miracolo del Sole in Nigeria, il 13 ottobre, dopo la riconsacrazione della Nigeria al Cuore Immacolato di Maria, in occasione del centenario dell’ultima apparizione a a Fatima”. 

A Benin City, nello Stato di Edo, in Nigeria, era presente l’intera Conferenza Episcopale, che ha confermato l'autenticità del fenomeno. 

Da questo link il video del fenomeno.

Su Fine dei tempi è pubblicato un articolo [qui]: La Madonna inizia dagli ultimi, ma a Roma tutto tace.

Qui sotto l'immagine dei vescovi durante l'Atto di Consacrazione alla Vergine.

Intervista al professor Rémi Brague. Per la salvezza dell'Europa, la feconda tensione dei frutti della "via romana".

Un'intervista a tutto campo con uno dei più brillanti pensatori del XXI secolo, per approfondire diversi temi e questioni di attualità. Rémi Brague è docente alle università di Parigi I Pantheon-Sorbona e di Monaco Ludwig-Maximilian. Tra i temi da lui studiati e trattati in diversi saggi, vi sono l'identità europea, il pensiero medievale, la filosofia araba. Nel 2012 è stato insignito del premio Ratzinger, promosso dalla Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI, insieme al gesuita patrologo statunitense Brian Edward Daley. In Italia è conosciuto in particolare per i celebri libri: Dove va la storia? Dilemmi e speranze (Editrice La Scuola 2015), Il futuro dell’Occidente. Nel modello romano la salvezza dell’Europa (Bompiani 2005) Il Dio dei cristiani. L’unico Dio? (Cortina 2009); Ancore nel cielo. L’infrastruttura metafisica (Vita e Pensiero 2012).

Professore, spesso si sente dire che per la formazione dell'Europa è stato fondamentale l'incontro tra Roma Atene e Gerusalemme: le cose stanno proprio così?

Vi è una banalità nel parlare delle "tre città simbolo" e nell'affermare che è dalla loro combinazione che viene la civiltà occidentale. Altri oltre me, e ben prima di me, l'hanno dimostrato meglio di me; come Paul Valéry. Per quanto mi riguarda, la novità del mio lavoro sta nell'aver sottolineato l'importanza dell'esperienza romana: la Roma della storia, ma anche e soprattutto l'atteggiamento romano, che ho descritto con i concetti come "la secondarità", "il rinascimento" (distinta dalla semplice reviviscenza), "l'adozione inversa" e così via. I Romani hanno compreso che il loro compito storico consisteva anche nel diffondere una cultura che non era la loro. Non a caso, la secondarità ha questo significato: sapere che ciò che si trasmette non proviene da sé stessi, e che lo si possiede solo in modo fragile e provvisorio. Questo implica tra l’altro che nessuna costruzione storica ha niente di definitivo. Deve essere sempre rivista, corretta, riformata. Perciò, in Europa non vedo tanto la sintesi delle tre città, ma piuttosto, i frutti della "via romana", la quale ha permesso la feconda tensione tra le tre. Ciò ha reso possibile la coesistenza delle caratteristiche di ciascuna: l'impero il diritto da Roma, la filosofia la cultura da Atene, il rapporto con un Dio unico e personale da Gerusalemme, grazie in primis ai cristiani; senza che una assorbisse le altre.

domenica 15 ottobre 2017

Santa Teresa d'Avila e Martin Lutero

Anche noi vogliamo commemorare Santa Teresa d'Avila, festeggiata oggi, attraverso le sue parole su Martin Lutero. A perenne memoria.

...in questo tempo mi giunse notizia dei danni e delle stragi che avevano fatto in Francia i luterani e di quanto andasse aumentando questa malaugurata setta. Ne provai gran dolore e, come se io potessi o fossi qualcosa, piangevo con il Signore e lo supplicavo di porre rimedio a tanto male. Mi sembrava che avrei dato mille volte la vita per salvare una fra le molte anime che là si perdevano. Ma, vedendomi donna e dappoco, nonché incapace a essere utile in ciò che avrei voluto a servizio del Signore, poiché tutta la mia ansia era, come lo è tuttora, che avendo egli tanti nemici e così pochi amici, decisi di fare quel poco che dipendeva da me. Decisi cioè di seguire i precetti evangelici con tutta la perfezione possibile e di adoperarmi perché queste religiose che son qui facessero lo stesso. Fiduciosa nella grande bontà di Dio, che aiuta sempre chi decide di lasciar tutto per amor suo, pensai che, essendo tali le mie consorelle come io le avevo immaginate nei miei desideri, le loro virtù avrebbero compensato i miei difetti e così io avrei potuto contentare in qualche cosa il Signore; infine pensavo che, tutte dedite alla preghiera per i difensori della Chiesa, per i predicatori e per i teologi che la sostengono, avremmo aiutato come meglio si poteva questo mio Signore, così perseguitato da coloro che ha tanto beneficato, da sembrare che questi traditori lo vogliano crocifiggere di nuovo e che egli non abbia dove posare il capo.

Avviso riguardante la Santa Messa Antiquior a Mirano

Il Coetus di Mirano informa che, dal prossimo novembre (il giorno 12 per l'esattezza), la S. Messa nel rito romano antiquior che ha luogo a Mirano (Venezia) nella chiesa parrocchiale di S. Leopoldo Mandic (via Wolf-Ferrari n° 39) ogni seconda domenica del mese, sarà posticipata di mezz'ora rispetto all'orario attuale e verrà pertanto celebrata alle ore 08,45 anziché alle 08,15.
Ciò è stato deciso dal Parroco, in accordo col nostro Coetus, per venire incontro alle esigenze dei fedeli con un orario un po' più comodo.

Invitiamo tutti i fedeli che vivono nell'entroterra veneto (Venezia, Padova e Treviso) a venire alle nostre celebrazioni: si tratta dell'unica Messa Tridentina attualmente officiata nella Diocesi di Treviso.

Resta confermato, naturalmente, l'appuntamento con la S. Messa in rito romano antico che sarà mensilmente celebrata nella vicina Oriago di Mira (VE) a partire dal 22 ottobre prossimo [qui].

Per qualsiasi informazione, telefonare al numero 334-2953547. Vi invitiamo anche a consultare la nostra pagina facebook pubblica intitolata "Messa in latino Mirano e Terraferma Veneziana", contenente indirizzi e orari delle celebrazioni.

Un esempio o un “segno”? Il “Rosario alle frontiere” della Polonia cattolica

L’esempio è stato seguito in Italia il 13 ottobre scorso. Non è stato un fenomeno mediatico anche perché la CEI è ben diversamente orientata, e di conseguenza, così è anche gran parte del clero. Ciò nonostante sia a livello individuale che comunitario le adesioni si sono moltiplicate, anche attraverso Internet e le reti sociali, che si sono rivelati strumenti preziosi.

Uno dei motti della nazione polacca è “Polonia semper fidelis”, risalente al 1658 quando Papa Alessandro VII chiamò la città di Lviv: città del Leone, Leopoli (Lwów), in riconoscimento dell’eroica lotta degli abitanti in difesa dell’Europa cristiana minacciata dall’invasione musulmana.

A dispetto del pesante destino toccato alla Polonia di dover subire la dittatura comunista dopo aver vissuto il diffondersi del laicismo e del liberalismo, il popolo polacco è rimasto profondamente e diffusamente cattolico. Non a caso è così sentita la venerazione della Madonna, rappresentata principalmente dal culto dell’icona miracolosa della Madonna di Czestochowa, la Madonna nera, incoronata 300 anni fa, l’8 settembre 1717, “Regina della Polonia”.

sabato 14 ottobre 2017

Un resoconto serio e critico della Messa Tradizionale del Vescovo di Reggio-Emilia - Cristiano Lugli

L'articolo pubblicato nei giorni scorsi a proposito della Messa Tradizionale celebrata da S.E. Mons. Massimo Camisasca ieri sera, a Correggio di Reggio-Emilia,ha creato diverse polemiche ed un discreto dibattito. Come era immaginabile che accadesse d'altronde.

Difficile era però aspettarsi che un articoletto scritto su un blog di "talebani", come qualcuno sicuramente ci considererà, potesse finire negli interessi del Vescovo reggiano, il quale durante l'omelia si è riferito- ovviamente non nominandolo - a questo blog e ai due articoli comparsi a proposito di questa vicenda.

Le parole pronunciate dal Vescovo sono state udite dalle stesse orecchie di chi scrive che, nonostante le domande spigolose, critiche, e se vogliamo anche provocatorie, si è recato alla Santa Messa a differenza di chi si fa promotore restando chiuso fra le quattro mure domestiche della propria cittadella. O, per dirla con Luciano Ligabue, correggese di nascita e di vissuto, pensa che basti la propria "piccola città eterna" per essere a posto con il mondo.